I visitatori sembrano avere un diverso concetto di bene e male. Dai contatti spirituali con i benevoli alieni Nordici ai traumatici rapimenti operati dai freddi ET Grigi: tutte le variabili degli incontri ravvicinati

Di Pablo Ayo

Una delle domande che mi viene posta più spesso è se gli alieni sono buoni o cattivi. Questa domanda, apparentemente semplice, nello studio delle intelligenze extraterrestri è invece terribilmente complessa. Questo perché il concetto di “buono o cattivo” nella nostra cultura è strettamente collegato a valori etici e morali e a determinate convenzioni sociali, che di norma diamo per assodate. Ma quando si ha a che fare con delle culture aliene, totalmente diverse da noi, il discorso si complica. Come prima cosa va specificato che, se avessero realmente voluto farci del male, con la loro tecnologia non avremmo avuto alcuna possibilità di fermarli, e invece in ottanta anni di incontri ravvicinati si sono contati solo pochissimi feriti o deceduti, più che altro piloti di caccia militari andati troppo vicini agli UFO. Eppure, molti si domandano se gli ET possono essere un pericolo per noi: come si comportano, a contatto con gli umani?

Gli alieni nordici visti da Travis Walton nel 1975 (Large)
Alieni nordici visti da Travis Walton nel 1975

Negli anni ’50 e ’60, agli albori dell’ufologia, i testimoni vedevano più spesso i cosiddetti alieni “Nordici”, quelli cioè quasi uguali agli esseri umani, molto simili ai norvegesi o agli svedesi (alti, biondi, occhi azzurri), che stabilivano quasi sempre contatti cordiali e pacifici con gli umani. Nei loro discorsi, gli extraterrestri Nordici facevano numerosi riferimenti alla spiritualità, all’amore universale e alla presenza, tra le stelle, di una sorta di “fratellanza cosmica” di razze diverse, a cui i terrestri avrebbero dovuto prima o poi aderire, a patto di eliminare prima le armi atomiche.

Il contattista George Adamski (Large)
George Adamsky

Questo tipo di entità alte e bionde vennero rese famose da contattati come George Adamski, il quale nel suo libro A bordo dei dischi volanti (Ed. Mediterranee 1996) affermò di avere avuto, negli anni ’50, diversi incontri con piloti extraterrestri provenienti da Venere, Marte, Saturno e di essere salito sulle loro astronavi. Gli stessi discorsi inerenti la fratellanza universale, la reincarnazione, la necessità per noi terrestri di un progresso meno tecnologico e più spirituale, vennero fatti dai Nordici all’italoamericano Orfeo Angelucci nel 1952. Anche la nordica Semjase, una donna aliena che affermò di provenire dalle Pleiadi, nel 1975 affidò al contattista svizzero Billy Meier altri messaggi benevoli sull’evoluzione e sulla spiritualità.

l'incontro tra il contattista Billy Meier e la pleiadiana Semjase (Large)
La plaiadiana Semjase vista da Billy Meier

Nel contempo però, già dagli anni ’50 e ’60, iniziarono ad affiorare le prime testimonianze di incontri ravvicinati con i cosiddetti alieni “Grigi”, caratterizzati da bassa statura, una testa molto grande, occhi sporgenti e pelle grigia.

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Un alieno di tipo “grigio”

I Grigi organizzarono da subito una vasta attività di rapimento degli umani, i quali, contro la loro volontà, venivano sottoposti a esami clinici e a prelievi biologici. Per rendere ancora più complessa la situazione, con l’andare degli anni giunsero anche testimonianze di alcuni Grigi che si comportavano amichevolmente con certi rapiti, instaurando con loro addirittura un rapporto fraterno, mentre invece alcuni alieni Nordici furono visti compiere – sempre con una certa gentilezza – alcuni esami medici sugli umani. Non solo: in più occasioni, i testimoni riportarono di aver visto i Grigi e i Nordici lavorare fianco a fianco. Dunque, per alcuni ufologi esiste la concreta possibilità che, nei confronti degli esseri umani, gli alieni abbiano inscenato una sorta di “commedia”, in cui alcuni interpretano i “buoni” e gli altri fanno i “cattivi”. Possibile sia solo per studiare meglio le nostre reazioni psicologiche? La verità potrebbe essere un’altra. L’autentico motivo delle loro visite, secondo alcuni ricercatori, sarebbe da individuare nel nostro DNA, talmente raro nell’universo da interessare molto diverse razze aliene, le quali collaborano tra di loro nel gestire contatti e rapimenti. L’eventuale simpatia che alcuni visitatori possono avere nei confronti di certi rapiti, dunque, sembrerebbe più dovuta a singoli casi fortuiti che a una strategia precisa. È evidente comunque che il loro interesse verso di noi è tale che siamo più utili da vivi. Alcuni ufologi hanno sottolineato anzi come gli umani “rapiti” godano invece di uno stato di salute generalmente molto più forte del normale, quasi fossero stati “potenziati” dagli alieni. Chissà, magari in fondo, ci tengono davvero a noi umani.

Amici o nemici?

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Il colonnello Philip Corso dell’Esercito degli Stati Uniti, ormai deceduto, una volta raccontò di aver avuto un incontro ravvicinato con un alieno Grigio negli anni ’60, nel perimetro militare di White Sands del New Mexico, in USA. Dopo avergli puntato contro la pistola d’ordinanza, gli chiese: «Amico o nemico?», e la sorprendente risposta dell’essere fu «Nessuno dei due». In diverse occasioni gli extraterrestri dimostrano di possedere un punto di vista originale e quasi incomprensibile non solo sulla vita e sulla tecnologia, ma persino sugli stessi concetti di bene e di male.

Negli anni ’90, alcuni alieni dalla pelle blu provenienti da Andromeda avrebbero mostrato al contattato americano Alex Collier una scena su di un monitor. Sullo schermo era proiettato un avvenimento reale appena accaduto negli USA: un poliziotto aveva sparato a uno spacciatore, che era caduto a terra, gravemente ferito. L’agente allora gettò via la pistola e iniziò a prestargli soccorso, chiamando una ambulanza. L’alieno stupito chiese a Collier perché l’agente lo stesse soccorrendo: non gli aveva sparato poco prima? Per i visitatori stellari, in genere una scelta viene seguita fino in fondo, in maniera razionale, mentre a loro giudizio noi umani siamo emotivi, irrazionali e spesso imprevedibili. E forse non hanno tutti i torti.