Santa Cristina aveva solo 11 anni quando venne torturata perché non volle adorare gli dei pagani. Una forza misteriosa la salvò dalle fiamme, dai serpenti e dall’annegamento, permettendole di spezzare statue con lo sguardo. Si tratta solo di leggende, o forse i suoi poteri erano derivati dal contatto con esseri di altre dimensioni?

 

Santa Cristina è una santa molto amata, anche per via della sua giovane età quando andò incontro al suo tragico destino. A Bolsena, nel Lazio, ogni anno vengono rievocate le tappe del suo martirio e l’altare dove avvenne il miracolo, ricavato dalla pietra del suo supplizio. Il periodo storico del suo martirio si colloca nella persecuzione di Diocleziano: appare già nei mosaici del VI secolo in S. Apollinare Nuovo a Ravenna, tra i martiri occidentali. Una prova del suo martirio è scolpita in un urna marmorea del XI secolo dove per lungo tempo furono custodite le Reliquie della Santa. Sopra, incisa, vi è la frase: ” Hic requiescit corpus Beatae Xristinae martiris” (qui riposa il corpo di Santa Cristina).

Cristina era la figlia undicenne di Urbano, prefetto militare del municipio romano di Volsinii, che all’epoca era una cittadina ricca e grande. La madre era una nobildonna appartenente alla Gens Anicia, una famiglia che aveva attorno al lago di Bolsena molte pterre e proprietà. Quando era solo una bambina venne iniziata alla fede cristiana, all’insaputa dei genitori, da una amica, una ancella di palazzo. Il padre Urbano, quando si accorse della conversione di Cristina, provò in ogni modo a far cambiare idea alla giovane, senza riuscirci. Si dice che la fece chiudere in una torre del suo palazzo gentilizio assieme a dodici ancelle, dove esse erano spinte a venerare i simulacri degli dei, come facevano le vestali. Ma l’undicenne Cristina, in seguito ad alcune visioni, aveva già scelto la fede cristiana, e si rifiutò di venerare le statue degli dei.  Una sera, la ragazza prese le statue di Giove, Apollo e Venere e le fece a pezzi. Si costruì una corda di fortuna con delle cinte e si calò dalla torre, fuggendo, ma venne presto ripresa. Il padre Urbano, dopo aver provato inutilmente a fare adorare gli dei dell’Olimpo alla figlia, ordinò che fosse percossa con delle verghe, ma i fustigatori dopo un po’ cadevano a terra esausti, mentre Cristina sembrava illesa. Furibondo e incredulo, il crudele padre ordinò che la fanciulla venisse messa in carcere, dove giunse a visitarla la madre, la quale provò con tutta la sua disperazione a far cambiare idea alla ragazzina, senza fortuna.

La tortura della ruota

La fonte più credibile di notizie su Santa Cristina è un testo molto antico, un frammento di papiro egiziano proveniente da Oxjrhynchos, databile attorno al V secolo. Esso contiene un brano della vita di san Pafnuzio e un brano della storia di Cristina. Eccone la traduzione:

“… Avvicìnati agli dei per adorarli. Ormai non ti chiamo più figlia e se persisterai ti colpirò con durissimi tormenti, dai quali non potrà liberarti colui che è stato crocifisso dai Giudei e che tu adori. Santa Cristina, allora, guardando verso il cielo con il sorriso sulle labbra, disse a Urbano: O pieno di ogni malizia e amico dei malfattori, non sai che il figlio di Dio vivo, luce di verità e salvatore del mondo, discese dal cielo per redimere ogni malvagità e per salvarci, ed ora nel nome di quel Cristo che salva ti affronto, per vincere la tua ira e darti la morte. Allora il padre Urbano, non sopportando le ingiurie della figlia, comandò che fosse portata alla ruota, ve la fece legare e ordinò di accendere sotto di essa un fuoco alimentato con olio, perché bruciasse la fanciulla più celermente. Cristina fu legata alla ruota, la quale, nel girare, spezzò il corpo della fanciulla. Ma la beata Cristina, rivolta al cielo, disse: Ti benedico, o Dio mio che sei nei cieli, e ti ringrazio, Signore Gesù Cristo; non mi abbandonare in questa lotta, ma stendi la tua mano su questo fuoco ed estinguilo, poiché mi brucia, perché non prevalga su di me il tiranno Urbano. Mentre santa Cristina diceva queste cose, istantaneamente il fuoco si allontanò da lei …”

Gettata nel Lago di Bolsena

La ragazzina venne ricondotta in carcere. Il padre era disperato: egli rappresentava l’autorità dell’Imperatore, era una personalità molto in vista. Come avrebbe fatto a governare quella città, se non riusciva a farsi obbedire neppure dalla figlia? Già i suoi oppositori lo andavano deridendo, e presto la notizia sarebbe giunta all’orecchio dello stesso imperatore, il quale aveva dato precisi ordini sulla religione cristiana. Chi perseguiva quella fede, andava ucciso. Urbano iniziò a immaginarsi cadere in disgrazia agli occhi del suo Imperatore, e perdere ogni cosa. Non poteva permetterlo, non per una figlia ribelle e probabilmente strega: come aveva fatto, pensava, a non avere riportato ferite dalle frustate, nè bruciature dalla ruota? Forse qualche strana divinità sconosciuta, sicuramente maligna, la stava aiutando, pensò Urbano. All’epoca, nell’Impero Romano, Gesù era visto come una sorta di mago. Cos’erano quei tremendi poteri che la figlia stava dimostrando? Forse, era davvero una strega. Ad ogni modo, non poteva rischiare di perdere il suo titolo o le sue ricchezze per una ragazzina ribelle. Si fece coraggio e prese la sua decisione: nella notte mandò cinque schiavi da Cristina, con l’ordine di prendere una grossa pietra, una macina, legarla al collo della fanciulla E di gettarla nel lago. E così fecero: presero la ragazza e, assicurata la pietra al suo collo, la lanciarono tra i flutti del lago di Bolsena. Miracolosamente Cristina però non andò a fondo, anzi. Galleggiava sulle acque, usando come zattera la stessa pietra, che miracolosamente era diventata leggera. Addirittura, sulla macina rimasero le impronte dei suoi piedi.

Al sorgere del sole, Urbano uscì dal suo palazzo e andò verso la spiaggia, pensando a quale crudeltà era dovuto arrivare pur di salvarsi dall’ira dell’imperatore. Poi di colpo, vide l’evento prodigioso: la figlia incolume era tornata sulla spiaggia, camminando sui flutti. A quella vista Urbano ebbe un malore, non si sa se si trattasse di una punizione divina o magari invece di un semplice infarto, pienamente comprensibile visto la situazione. Sta di fatto che l’insano padre di Cristina morì. Tuttavia, attorno a Cristina si erano affollati anche i soldati del prefetto, che la rinchiusero di nuovo in prigione, decisamente terrorizzati dai poteri della giovane.

Il tempio di Apollo

Ormai in tutto il paese non si parlava d’altro. Urbano venne sostituito da un’altro persecutore, di nome Dione. Anch’egli fece interrogare la fanciulla e cercò di riconvertirla al culto degli dei. Dopo aver ricevuto il diniego della giovane, irato Dione ordinò che fosse immersa in una caldaia di pece e di olio bollente. Tuttavia, con sommo stupore di tutti, Cristina dopo un po’ uscì dalla caldaia senza neppure una bruciatura, come se si fosse fatta un bagno tiepido. Il giudice, furioso e anche spaventato, fece radere il capo di Cristina a zero e ordinò che fosse denudata e in tal modo scortata fino al tempio di Apollo. Arrivati al tempio, alla ragazza fu chiesto di nuovo di bruciare incenso sull’altare degli idoli. Ma nulla poteva scrollare la sua fede, così Cristina pregò Dio di far vedere la sua potenza. Proprio mentre la giovane diceva queste parole, la statua di Apollo cadde a terra andando in mille pezzi e schiacciando Dione, uccidendolo.

Venne dunque eletto un’altro giudice, di nome Giuliano, anche lui nemico dei cristiani. Dopo aver constatato che era inutile cercare di convincerla, egli la fece murare in una fornace accesa e tenendola lì per cinque giorni. Quando la riaprirono, i soldati erano sicuri di ritrovare solo le sue ceneri, e invece con stupore e terrore dovettero constatare che la giovane era viva e vegeta. Disse loro che gli angeli, con le loro ali, avevano tenute lontane le fiamme. Ancora oggi vi sono dei ruderi sulla Via Cassia, a due chilometri dalla città, dove si possono vedere i resti della fornace dove la santa subì questo martirio.

Giuliano ormai si era convinto che Cristina fosse una strega molto pericolosa, ordinò dunque che fosse posta in una fossa di serpenti, ma questi si arrotolarono ai piedi di Cristina e li leccarono. Quando il serparo cercò di istigare i serpenti contro la giovane, questi si ritorsero contro di lui e lo morsero, uccidendolo. Furente per l’umiliazione, Giuliano prese l’estrema decisione e ordinò che Cristina venisse legata ad un palo e colpita dagli arcieri imperiali. Questi la trafissero con due frecce, e stavolta Cristina morì.

Il culto

Gli archeologici hanno accertato che il suo culto era già esistente nel 4° secolo. Le reliquie del suo corpo in parte furono trafugate nel 1098 da due pellegrini diretti in Terrasanta, ma giunti a Sepino, in provincia di Campobasso, le donarono agli abitanti. Altre reliquie furono traslate attorno al 115° a Palermo. Nel 1880 i resti della santa furono ritrovati in un sarcofago dentro le catacombe sotto la basilica dei Santi Giorgio e Cristina. Ancora oggi, sotto la chiesa, si trovano una sua statua in terracotta dipinta e il sarcofago dove furono ritrovate le reliquie del corpo della santa.

Nella Basilica di S. Cristina si trova l’altare formato dalla pietra con cui tentarono di annegare la santa. Proprio su quest’altare, nel 1263 avvenne un altro miracolo. Un sacerdote boemo, che nutriva dubbi sulla verità sul Corpo e Sangue di Gesù nell’Eucaristia, mentre celebrava la Messa vide delle gocce di sangue sgorgare dall’ostia consacrata, che si posarono sul corporale e sul pavimento. L’evento fu riferito al papa Urbano IV mentre si trovava ad Orvieto, il quale istituì l’anno dopo il Corpus Domini.

Incredibili Poteri

Cosa successe realmente? Questi racconti sono dovuti solo alla superstizione, e alla necessita della chiesa di attribuire poteri divini alla fanciulla, o realmente avvennero dei fatti così prodigiosi? Cristina aveva 11 anni, un’età in cui alcune persone manifestano dei poteri paranormali. Possibile che si trattò dell’espressione di poteri mentali, ancora non compresi dalla scienza? Cristina affermò di aver visto degli angeli scendere dal cielo per aiutarla, grazie a poteri incomprensibili. Oggi, sentendo queste parole, parleremmo dell’intervento di esseri extraterrestri, o forse di creature di altre dimensioni parallele.  Non sappiamo cosa successe veramente, ma fu qualcosa di così terrificante da spingere i soldati e persino i parenti ad accanirsi contro la giovane ragazza. Qualsiasi fosse il segreto dei terribili poteri di Santa Cristina, ormai se l’è portato con sé, in un mondo che speriamo migliore di questo.