Abbiamo già vissuto prima di questa vita? Secondo gli esperti, alcune persone attorno a noi ci accompagnano da secoli, formando una sorta di famiglia ancestrale, mentre alcuni eventi si ripetono da vite e vite fino a quando non li risolviamo, secondo la legge del karma

Da molti secoli religiosi, filosofi e ricercatori si domandano se esiste davvero l’immortalità dell’anima. In seguito a questa domanda, ne sorge spontanea un’altra: abbiamo già vissuto prima di questa vita? La reincarnazione era nota anche in altre culture come quelle degli Hindu e del Buddismo, anche gli antichi Egizi e i Greci la accettavano. Gli Indiani d’America, gli aborigeni australiani e alcune società africane hanno la reincarnazione tra i loro credo. Il concetto di reincarnazione era accettato anche dagli Ebrei e dagli Esseni, era largamente diffusa ai tempi di Gesù e presa in considerazione anche dal primo Cristianesimo. La reincarnazione venne sostenuta dai grandi filosofi, come Pitagora, Aristotele e Platone.

Molti si chiedono: “Perché allora non ci ricordiamo nulla?” Ci sono alcune teorie su questo punto. Molti sostengono che, se ricordassimo ogni cosa delle vecchie vite, non riusciremmo a costruirci una personalità nuova, o saremmo affranti e angosciati dalle scelte sbagliate e terrorizzati dai traumi delle vite passate mentre stiamo lentamente cercando di costruirne una nuova. I greci avevano un mito a proposito: essi sostenevano che, prima della reincarnazione, le anime bevevano dalle acque del fiume Lete e dimenticavano tutto. Lo stesso fiume viene citato da Virgilio: “Le anime che per fato devono cercare un altro corpo, bevono sicure acque e lunghe dimenticanze sull’onda del fiume Lete”.

La filosofia del Karma

Secondo la visione orientale siamo anime che, di vita in vita, si incarnano in un essere vivente che accumula esperienze, sviluppa abilità e qualità, ma crea anche situazioni critiche, debiti, legami da sciogliere. Il karma è quindi visto come l’insieme di tutto questo: della qualità, dei talenti, delle difficoltà ma anche delle situazioni irrisolte e dei blocchi ereditati dalla nostra anima con i quali veniamo al mondo. La legge del Karma venne illustrata anche da Ermete Trismegisto, definita legge di causa ed effetto.  Però, a differenza di quello che ci si immagina, il karma è neutro, nessuno ci punisce, semplicemente ogni azione genera una conseguenza, vale a dire un karma positivo o negativo a seconda dell’intento con cui abbiamo svolto un’azione. Quindi, se comprendiamo la legge del karma, ci rendiamo conto che siamo gli unici responsabili della nostra vita, perché sappiamo che ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Il riflesso di ciò che facciamo ritornerà a noi, manifestandosi nella nostra vita, negli eventi e nelle persone che ci fanno da specchio. Si tratta in sintesi di un modo con il quale l’Universo ci mostra i frutti delle nostre azioni.

“Per l’anima non c’è mai nascita, né morte.
Esiste e non cessa mai di esistere.
È non nata, eterna, esiste sempre, non muore ed è originale.
Non muore quando il corpo muore.”
(Bhagavad-gita)

Brian Weiss: rivivere vite passate

Brian Weiss è uno psichiatra americano che ha scritto molti libri e compiuto numerose ricerche sulla reincarnazione. Secondo Weiss, una sua paziente di nome Catherine durante la terapia avrebbe iniziato a parlare di esperienze riguardanti vite precedenti mentre era in ipnosi regressiva. Brian Weiss, incuriosito dai racconti molto dettagliati della donna, iniziò a compiere ricerche storiche e documentali, scoprendo sorprendenti conferme. Catherine, che non sapeva nulla di storia né di archeologia, aveva spiegato perfettamente la vita in alcune ere e culture passate. Egli iniziò a compiere ipnosi regressive a vite passate anche a molti altri suoi pazienti, scoprendo una serie incredibili di conferme simili: avrebbe fatto “regredire” oltre 4.000 pazienti, a partire dal 1980. In seguito a questi studi, Weiss si convinse della sopravvivenza della personalità dopo la morte. Secondo lo studioso, l’ipnosi regressiva alle vite precedenti avrebbe benefici terapeutici, dato che molte delle fobie e dei disturbi della vita presente sarebbero radicati nelle esperienze di vite passate. Una volta affiorati i ricordi nella coscienza dei pazienti, questi avrebbero un effetto curativo sulle loro condizioni di vita.

Il Pilota della Seconda Guerra Mondiale

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James Leininger, un 17enne americano, afferma di ricordarsi la sua vita precendete: si chiamava James M. Huston Jr ed era un pilota vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale. I suoi genitori, Andrea e Bruce Leininger, credono fermamente a quello che il figlio gli ha raccontato, tanto da averlo sostenuto e aiutato nel pubblicare addirittura un libro, “Soul Survivor: The Reincarnation of a World War II Fighter Pilot”. In questo testo, James racconta di come sia iniziata la sua avventura: egli da sempre aveva ricordi “inspiegabili” e passioni intense già dalla prima infanzia, come quella per gli elicotteri. Ma fu crescendo che le cose divennero drammatiche: ebbe disturbi del sonno a partire dai due anni, incubi realistici in cui vedeva la sua fuga dalla prigionia e da cui si svegliava strillando. Questi disturbi furono così assidui che James negli anni è stato sottoposto dai genitori a varie analisi e studi scientifici, i cui risultati furono sorprendenti. Alla fine i genitori dovettero ammettere che il figlio sembrava turbato da alcuni ricordi di una esistenza precedente.

Vought_F4U_Corsair_(USMC).jpgL’evento scatenante fu una visita al Museo del volo di Dallas, in America, quando aveva meno di due anni. Da quel momento James prese a fare dozzine di disegni di aerei, spesso esplosi in volo, con una tale cura nei particolari da stupire tutti. In effetti il ragazzo, a detta dei genitori, non aveva avuto modo di assistere a film o videogiochi inerenti la Seconda Guerra Mondiale, neppure documentari storici, di conseguenza il suo talento del descrivere eventi e dettagli tecnici di eventi così lontani, tanto che alla fine l’unica spiegazione fu quella della reincarnazione. Bisogna sottolineare inoltre che fin dalla più tenera età James era in grado di distinguere tutte le caratteristiche tecniche degli aerei.

Alcuni studiosi, incuriositi dai suoi racconti, hanno individuato una cinquantina di ricordi che corrispondono a eventi davvero avvenuti e storicamente comprovati. Quando aveva solo tre anni, al terapista il ragazzo disse di essere pilota di un aereo da guerra di tipo Corsair che era stato assegnato alla nave Natoma, che in seguito venne abbattuto dai giapponesi. James rammentava perfettamente anche il nome di un suo commilitone e amico: Jack Larson. Le ricerche degli storici hanno potuto appurare che in effetti esisteva davvero un pilota con questo nome assegnato alla base militare della baia di Natoma.

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