L’ipnosi regressiva rappresenta, nella maggior parte dei casi, per chi vi si sottopone, una terapia per combattere problemi psicologici e/o comportamentali; in altri casi, chi si sottopone a queste sedute ha soltanto una forte curiosità di capire meglio se stesso. Durante una seduta di ipnosi regressiva, non è più attivo il livello conscio del paziente, per cui alcuni ricordi rimossi tornano alla luce, tra cui anche quelli relativi a vite precedenti…MINI TINY CENTER SHIP

ICONA_AlessiaSerafin-135pxGià nell’antico Egitto e in Cina si praticava l’ipnosi, ma è dal 1700 che la tecnica viene riconosciuta ufficialmente. Il medico viennese Franz Anton Mesmer si considera il primo utilizzatore, a livello scientifico, della pratica ipnotica. Oggi, dopo quasi trecento anni, c’è ancora molta confusione su questa tecnica. Molto spesso, infatti, si considera come uno stato in cui la coscienza risulta alterata e la persona sottoposta ad ipnosi capace di reagire volontariamente. Questo però non è vero: numerosi studi hanno dimostrato, attraverso l’uso dell’elettroencefalogramma, che un soggetto ipnotizzato è in una condizione mentale praticamente uguale a quella di una persona sveglia e rilassata.

hypnosis[1].jpgNon si è, dunque, manipolati e la tecnica agisce solo se si verificano alcune condizioni essenziali: il paziente deve essere consenziente, pena la non riuscita della tecnica.
I benefici che scaturiscono da questa pratica sono molteplici: soprattutto in ambito medico, infatti, si è diffusa l’ipnosi per la cura di soggetti affetti da dipendenza da droghe, fumo, alcol e perfino da cibo. L’ipnoterapia si usa anche per le coppie che vogliono avere figli, per migliorare la predisposizione al concepimento, per il rapporto genitori-figli, per curare problemi psicologici. Se il paziente, però, non ha intenzione di guarire davvero, l’ipnosi non ha effetti. Questa conseguenza sfata anche tutte le teorie per cui basta conoscere queste tecniche per rapinare banche o compiere plagi di qualsiasi genere sulle persone. Le rapine che si considerano effettuate sotto ipnosi, infatti, non avvengono perché il soggetto è totalmente nelle “mani” dell’ipnotizzatore, ma, probabilmente, perché in una condizione di paura dare il denaro significa salvarsi. Allo stesso modo, è impossibile costringere un individuo, attraverso l’ipnosi, a compiere gesti (uccidere, ferire, spogliarsi, ecc.) che moralmente rifiuta.

E’ inoltre impossibile ipnotizzare un soggetto in pochi secondi: la pratica richiede concentrazione ed è difficile credere che, con un semplice schiocco delle dita, le persone perdano il controllo di sé, sotto il fluido magico degli illusionisti che popolano le trasmissioni televisive.
Tra le varie forme di ipnosi, esiste quella che permette di portare il soggetto alla regressione prenatale. Si è potuto constatare che quasi tutti i soggetti sottoposti a tecniche ipnotiche hanno narrato esperienze di vite precedentemente vissute, parlando nella lingua del luogo dove essi erano vissuti e descrivendo esattamente avvenimenti e luoghi poi riscontrati come veri. Su 100 soggetti, il 98 % di essi ha rivissuto esperienze di “vite precedenti”.

ipnosi_moderna.jpgMa è possibile anche autoipnotizzarsi; gli stati medianici o di trans medianica sono una forma di autoipnosi. Questo fenomeno permette l’inibizione di alcune parti della nostra mente, favorendo l’eccitazione di funzionalità del cervello altrimenti inibite, con conseguente maggiore percezione di ciò che ci circonda.
Le statistiche rivelano che non più del 5 % è refrattario a questa tecnica; il 10 % arriva solo al primo stadio, denominato ipnoide, il 60 % al secondo e terzo stadio: trance media e leggera; il 25 % alla trance profonda.
L’ipnosi ci aiuta ad abbracciare il nostro inconscio, può permetterci di vivere meglio, ma i misteri della mente sono ancora lontani dall’essere svelati…

Mi ritorni in mente

L’ipnosi regressiva rappresenta, nella maggior parte dei casi, per chi vi si sottopone, una terapia per combattere problemi psicologici e/o comportamentali; in altri casi, chi si sottopone a queste sedute ha soltanto una forte curiosità di capire meglio se stesso.
Durante una seduta di ipnosi regressiva, non è più attivo il livello conscio del paziente, per cui alcuni ricordi rimossi tornano alla luce.
ipnotizzatore.jpgSecondo il metodo del grande studioso Chertok, colui che inventò questa pratica, tutto ciò che viene raccontato dal paziente sarà la verità, viene cioé liberato il subconscio e, conseguentemente, svaniscono i simboli che solitamente mascherano le nostre sensazioni. Alla fine della seduta, il paziente non ricorderà nulla di ciò che ha detto ed è per questo che se ne può chiedere una registrazione, da poter riascoltare successivamente. Nell’ambito dell’ipnosi regressiva, viene praticata la terapia “R”, che sta per “reincarnazione“, conosciuta anche come tecnica RIP “Regressione Ipnotica Prenatale”. Questo tipo di ipnosi esiste dagli anni Sessanta ed ha lo scopo di riportare il paziente alla sua vita pecedente.
I benefici che ne scaturiscono sono, innanzitutto, la perdita della paura della morte e la scoperta di nuovi e più profondi obiettivi di vita, anche tramite la conoscenza degli errori del passato.
Altro importante beneficio è la possibilità di reimparare, dalle precedenti vite, vecchie conoscienze e professionalità (musica, ricamo, ecc.).
Che la reincarnazione sia un fenomeno reale, lo provano tutte le ricerche svolte dalle persone sottoposte a questa terapia. Quasi sempre, infatti, le dichiarazioni (date di nascita, nomi, luoghi), coincidono con la realtà. Ma allora noi siamo tutti reincarnati?
E perché, se questo è vero, il ciclo continua? Qual’è lo scopo finale della nostra vita?

manuela-pompas.jpgLa risposta ci viene fornita da una delle più grandi studiose del fenomeno: Manuela Pompas. Secondo questa scrittrice e giornalista, appassionata di paranormale, la reincarnazione è la legge della rinascita, un percorso che ogni anima compie incarnandosi più volte sulla terra. Attraverso queste vite, ci si evolve fino a raggiungere uno stato tale di consapevolezza, da ricongiungerci allo spirito divino che ci ha creati.
Anche se soltanto alcune religioni credono nella reincarnazione (buddisti e induisti), e per la Chiesa cattolica non è considerata un dogma, nei Vangeli ufficiali ci sono accenni sul fenomeno: quando Gesù chiede alla gente chi crede che lui sia, la gente risponde “Tu sei Elia” e Gesù dice “Elia è già tornato e non l’hanno riconosciuto. Elia è Giovanni Battista” (dal Vangelo secondo Matteo).
Se ne parla anche in altri Vangeli apocrifi, come in quello di Tommaso, nel Corano e nei libri agnostici.
La figura di Cristo non viene intaccata dalla reincarnazione, perché se questo fenomeno esistesse davvero, Lui resterebbe la via da seguire, colui che non cancella i peccati, ma ci indica la strada per redimerci.
La Pompas spiega “…Se ci guardiamo intorno, vi sono molte persone prive di cultura, povere anche dal punto di vista umano, spirituale, culturale: se è vero che Dio ama ognuno di noi nello stesso modo, come è possibile che non dia a tutti le stesse possibilità? Se accettiamo la reincarnazione, allora è più facile spiegare destini diversi, perché c’è chi nasce ricco e chi povero, chi sano e chi malato, perché a qualcuno sia data la possibilità di studiare, di vivere in una famiglia affettiva, in un ambiente sano, e altri vivano invece nella disperazione, nella violenza, nella miseria morale“.
Questo dovrebbe farci riflettere, spingerci ad ampliare i nostri orizzonti, a vivere nella spiritualità.
Meditare sulla possibilità che quello che viviamo non sia l’unico destino possibile, ci può spingere ad essere migliori, affinché questa vita sia un percorso di cui, ogni giorno, con le nostre azioni, decidiamo la direzione.