Nella Praga del 1500 si racconta che un famoso rabbino, Rabbi Loew, creò un titanico guardiano per proteggere il suo popolo dalle persecuzioni antisemite, utilizzando un antico procedimento alchemico ed esoterico che era simile a quello utilizzato da Jahwé per creare Adamo. Egli definì la creatura nata dal fango e dalla magia un “Golem”. MINI TINY CENTER SHIP

La tradizione ebraica del Golem è un soggetto vasto, sul quale sono stati scritti molti libri. I riferimenti più antichi a questo essere risalgono ai primi testi ebraici. Nel Trattato Sanhedrin 38b (un passo del Talmud), si specifica che inizialmente Adamo venne creato come una specie di “Golem”: la sua forma difatti venne modellata prendendo della polvere e «impastandola in un guscio informe». Come Adamo, anche i Golem sono creati con del fango. Infatti la tradizione vuole che la natura di questi esseri sia legata al materiale con cui si dice vengano creati. Si tratta forse di una metafora? Queste creature inizialmente barcollano, non hanno movimenti precisi né capacità di ragionamento superiore: sembrano quasi degli automi (non per nulla, nell’ebraico moderno “golem” è il termine usato per “robot”). Nei testi antichi, la loro incapacità di pensare in modo complesso o di provare emozioni viene stigmatizzato da un preciso deficit fisico: il mutismo. La creazione di un Golem da parte di Rabbi Abba ben Rav Hamma (“Rava”) è descritta persino nel Talmud (In Sinedrio 65b – IV sec. d.C.). Rava creò un uomo col fango, lo fece talmente bene che sembrava davvero un essere umano, così lo mandò da Rav Zeira per vedere se cadeva nell’inganno. Zeira quando vide il Golem gli fece delle domande, ma egli non rispose, né emise alcun suono. Allora il saggio maestro capì la verità e disse: «Tu devi essere stato creato da uno dei miei colleghi. Ritorna nella polvere!» (Sanhedrin, 65B). Il Talmud accenna a questo episodio solo di passaggio, poiché l’argomento principale è altro, ma la cosa è importante perché ci fa capire che già nei primi secoli dopo Cristo si conoscevano i Golem, quindi la loro origine è antichissima.

Per i Saggi che compilarono il Talmud, la creazione di un Golem era una cosa talmente normale e trascurabile da non meritare una sezione a sé stante. Ad ogni modo, secondo la tradizione ebraica, molti rabbini e saggi crearono vari Golem – alcuni in forma umana, altri animale – come Rabbi Channina e Hoshia, Ben Sira, i fratelli di Giuseppe e il patriarca Abramo. Il più famoso Golem che la storia ricordi – e anche il più vicino a noi in ordine di tempo – fu quello creato dal rabbino di Praga, Yehudah Levi ben Bezalel, conosciuto anche come Maharal o, più semplicemente, Rabbi Loew.

Il Rabbino di Praga

Rabbi Loew nacque nel 1513 e morì nel 1609 a Praga. Si tratta di un personaggio storico, realmente esistito, autore di diversi saggi a carattere religioso e filosofico che ancora oggi vengono studiati dai giovani rabbini. Di libri sul Golem non ne ha mai scritti. Questo però non vuol dire che la storia non sia autentica: se avesse davvero scoperto come crearne uno, difficilmente avrebbe trascritto tale segreto in un testo di pubblico dominio. Il mito del Golem sembra dunque basarsi su fatti storici, avvenuti presumibilmente nell’anno del Signore 1580. C’era un nuovo pericolo a Praga: un noto prete, tale Taddeush, pianificava di accusare gli ebrei di ogni nefandezza possibile, persino di compiere sacrifici umani. Rabbi Loew, che ne ebbe notizia, chiese a Dio di svelargli come fare a salvare il proprio popolo dall’ira dei concittadini, fomentati dalle infamanti accuse di Taddeush. Quella notte Yahweh gli apparve in sogno, dicendogli una specifica frase in ebraico:

«Ata Bra Golem Devuk Hakhomer VeTigzar Zedim Chevel Torfe Yisroel», il cui significato letterale è: «Costruisci un Golem di creta e così distruggerete l’intera compagnia di persone che vi affligge». C’era anche un significato più recondito nella frase, l’intero messaggio doveva essere compreso appieno. Così, Rabbi Loew estrasse il vero significato delle parole divine usando le Zirufim, ossia delle speciali formule cabalistiche. Una volta compiuto ciò, seppe cosa doveva fare per costruire un Golem.

Per prima cosa gli servivano due aiutanti: chiamò suo cognato, Yitzchak Hacohen, che era un Kohen (ossia il discendente di un antico ordine religioso), e il suo allievo Sosson, un Levita, discendente dei servi del Tempio di Dio (secondo un’altra versione, non fu il cognato ad aiutare Loew ma sua moglie). Il rabbino spiegò ai due che aveva bisogno di quattro elementi: fuoco e acqua, aria e terra. I due assistenti rappresentavano il fuoco e l’acqua, Rabbi Loew l’aria, mentre il Golem, ovviamente, la terra. Spiegò ai suoi assistenti come dovevano purificarsi: per dare vita al Golem difatti dovevano usare il temibile nome di Dio, lo Shem Hameforash, e invocarlo senza purificazione li avrebbe distrutti. Dopo un giorno di purificazioni, lessero diversi capitoli del Sefer Yezira (il Libro della Creazione) e si diressero presso il fiume Moldava. Alla luce delle torce, modellarono un gigantesco corpo con l’umida creta del fiume. Il Golem giaceva a terra, osservando le stelle con i suoi freddi occhi inespressivi, privi di vita. Si piazzarono attorno a lui, osservandone il volto inquietante. L’assistente Kohen camminò per sette volte attorno al corpo immoto, da destra verso sinistra, recitando uno Zirufim particolare. Il suono lamentoso della sua voce era tutto ciò che turbava il silenzio cupo della notte. Poi, di colpo l’argilla si fece di un rosso brillante come fosse incandescente.

Allora fu il momento dell’assistente levita di girare sette volte attorno al corpo statuario, stavolta da sinistra verso destra, anch’egli recitando alcuni Zirufim. L’aspetto rosso acceso dell’argilla scomparve, mentre dell’acqua gli attraversò il corpo titanico. Fu allora che, incredibilmente, apparvero capelli e unghie. Infine, fu il turno di Rabbi Loew di camminare attorno alla creatura, una sola volta. Quindi si avvicinò al suo volto immobile e gli pose un piccolo pezzo di pergamena in bocca, sulla quale era scritto Shem Hameforash (secondo altre versioni, in bocca gli inserì una tavoletta di creta con delle incisioni, oppure la scritta gli venne incisa sulla fronte). Rabbi quindi si inchinò verso est, ovest, sud e nord, poi tutti e tre recitarono assieme: «Ed Egli soffiò nelle sue narici il soffio della vita, e l’uomo divenne un’anima vivente». Quando l’eco vibrante di queste parole ancora riecheggiava nell’aria, il Golem aprì gli occhi e guardò il suo creatore. Il miracolo era avvenuto! Provvidero a far indossare al Golem degli abiti che si erano portati appresso, poi lo guidarono verso la sinagoga, dove sarebbe stato preparato per compiere la sua missione. A quanto si racconta, Rabbi Loew creò il suo Golem – che chiamò Yossele – per aiutarlo nell’impresa di salvare la comunità ebraica di Praga dalle persecuzioni antisemite.

Rabbi Loew iniziò a girare per il quartiere sempre in compagnia del suo fidato Golem, che aveva chiamato “Yossele”: al passaggio della titanica figura, la folla si apriva in due, mentre si udiva un vociare concitato pieno di meraviglia e timore. Altre volte, il Golem pattugliava il ghetto da solo, specie la notte, controllando che tutto fosse in ordine. Sembra che solo poche volte la creatura abbia avuto l’occasione di mettere in mostra la sua incredibile forza. Apparentemente, la sola presenza del Golem fu un deterrente sufficiente a scoraggiare i malintenzionati dal prendersela con la comunità ebraica locale. I cittadini di Praga infatti furono sconvolti da quell’incredibile presenza innaturale e, ben presto, ogni velleità nei confronti degli ebrei scomparve. Ad unc erto punto, Rabbi Loew ritenne concluso l’operato del Golem e decise di renderlo nuovamente materia inerte, anche per evitare che la creatura cadesse nelle mani di persone sbagliate che avrebbero usato la sua incredibile forza per scopi malvagi. Così Loew, sua moglie e il suo allievo riportarono il Golem nell’attico della sinagoga Vecchia-Nuova di Praga, gli camminarono attorno e ripeterono le parole mistiche che gli avevano dato vita, ma in ordine inverso. Loew gli tolse dalla bocca il cartiglio recante il nome segreto di Yahweh, poi avvolsero il titano ormai immobile in un tallit (lo scialle di preghiera), lasciandolo riposare nel suo sonno senza sogni.

Si dice che Rabbi Loew vergò un’iscrizione, con la quale scagliava una maledizione su chiunque avesse osato entrare là dove era nascosto il corpo del Golem. Questo ha creato la leggenda per cui ancora oggi molti ritengono che egli si trovi nascosto lì, dormiente, dopo tanti secoli. Se questa è solo suggestione allora deve aver funzionato bene, dato che la sinagoga di Praga sopravvisse alla distruzione di tutte le sinagoghe ebraiche portata a termine dai nazisti. Nessuno osò entrare, neppure la temutissima Gestapo. Dopotutto, Hitler era un profondo conoscitore di antichi miti, in cui credeva ciecamente: promosse difatti lunghe e costose spedizioni alla ricerca del Sacro Graal o della Lancia di Longino. È probabile dunque che le truppe naziste non fossero troppo inclini a risvegliare quello che poteva rivelarsi un temibile nemico con poteri sovrannaturali.

La furia del mostro

Secondo la versione cecoslovacca della leggenda, nel 1580 Rabbi Loew e i suoi due colleghi, dopo aver creato il Golem, inserirono nella sua bocca un frammento di pergamena su cui era scritta la parola Emet, cioè “Verità”. Sotto il controllo di Loew, la creatura svolse diversi compiti che richiedevano l’utilizzo di una grande forza, ma poco intelletto. Col tempo il Golem divenne sempre più forte, ma anche il suo temperamento cominciò a diventare incontrollabile e distruttivo. Nessuno sa se si trattò di un errore nel metodo usato per la sua creazione o se qualcosa intervenne a destabilizzarlo. Sta di fatto che, nonostante gli sforzi di Rabbi Loew per calmarlo, i suoi attacchi d’ira divennero sempre più frequenti, tanto che il saggio uomo era costretto a disattivarlo tutti i venerdì sera, togliendogli il cartiglio dalla bocca. In questo modo Rabbi Loew il giorno dopo, che era sabato, poteva recarsi tranquillamente in sinagoga, sapendo che il Golem sarebbe rimasto a casa tranquillo.

Un giorno però il rabbino si dimenticò di togliergli il cartiglio dalla bocca il venerdì sera. Il giorno dopo, mentre Loew si trovava in sinagoga per una funzione di preghiera, il Golem iniziò a distruggere il suo appartamento. Secondo alcune versioni, ruppe la porta e uscì fuori per strada, sradicando gli alberi in preda a una furia incontenibile e terrorizzando la gente indifesa. Qualcuno chiamò Rabbi, il quale si precipitò fuori dalla sinagoga e raggiunse la sua creatura, che si trovava in forte stato confusionale. Il saggio riuscì a calmarlo e, non senza rischi, gli tolse dalla bocca il cartiglio con le parole sacre che lo tenevano in vita. Così il Golem ritornò di colpo una statua inanimata. I suoi due attendenti lo portarono via subito dopo. Fu allora che sigillarono, una volta per sempre, la colossale creatura nell’attico della sinagoga di Praga. Da quel giorno, Rabbi Loew proibì a chiunque di entrare nell’attico e, per misura precauzionale, tolse addirittura le scale che vi conducevano. Alcuni scrittori nel 19° secolo affermarono che la sagoma del gigante era ancora visibile da una finestra nella soffitta della sinagoga. Attualmente però il luogo non dispone di finestre, e raggiungerlo è impossibile: l’unica porta di pesante ferro battuto rimane sempre chiusa e la scala per raggiungerla è stata tagliata.

Per secoli nessuno ci è mai salito, poi, nel 1984, il ricercatore Ivan Mackerle riuscì finalmente ad ottenere l’accesso all’attico misterioso. Purtroppo lui e i suoi assistenti non trovarono nulla, neppure con l’ausilio di radar geofisici. Tuttavia, da un’incisione nel soffitto scoprirono che esattamente cento anni prima, nel 1883, qualcuno aveva fatto dei lavori di ristrutturazione del tetto. Forse, in quell’occasione, per evitare che i muratori lo scoprissero, il Golem venne portato via. O forse, non è mai esistito. Tutte le leggende al suo riguardo da dove nascono? Possibile che il Golem fosse solo una sorta di “bodyguard”, un mercenario robusto e di alta statura, forse muto o magari straniero (e quindi silenzioso perché non capiva la lingua), assoldato dalla comunità ebraica per proteggerla? Oppure si trattò davvero di una creatura nata da un’opera magica, della costruzione alchemica di un essere sovrumano? Quel che è certo è che gli ebrei di Praga vissero tranquilli per molti anni da quando iniziò a girare la voce che il terribile Golem riposava nell’attico della loro sinagoga, in un lungo sonno senza sogni, pronto a essere ridestato in caso di necessità. Forse la “magia” di Rabbi Loew fu proprio quella, di instillare il timore reverenziale di una punizione divina, facendo aleggiare la presenza di un formidabile protettore che non avrebbe lasciato impunite eventuali ingiustizie compiute nei confronti degli ebrei di Praga.